
Null'altro che il suonarla rimaneva. S’era disumanizzata nell'assenza, in un ostinato che era un basso pedale perenne . Ed avevo dovuto darle una forma nell'intangibile, pensandola, tra le tante, morbida cassa armonica di un bellissimo violoncello, dal suono caldo, nel clitoride le corde, la mia lingua l'archetto. S’era scritta uno spartito con note di parole e sincopi interpunte, lungo una vita, in qualche luogo che di vita, non era la mia. Non si abbozzava un'esecuzione così, senza averla studiata con metodo, prima. Quel timbro bello e muto , dal suono caldo di sudore, e profumo d'umori in lacrime di gioia dallo sguardo aperto della carne, ed occhi chiusi agli sguardi della testa, restava celato, nella campana di vetro, nel Bosco incantato. Ne immaginavo la traccia.
il crescendo, dall'adagio; brevi e semibrevi;
non voglio che ti lavi, devi sapere di acre e cuoio, troppo sei stata evanescente, ora ti voglio bestia che freme , brucia, odora, si contorce, vive;
il forte nel presto; crome e biscrome,
il sapore del tuo respiro è un tappeto di respiri in FA #,
tutto risuona pieno e potente in te;
il fortissimo nel prestissimo con fuoco; semibiscrome e trilli e glissati;
nella mia bocca la tua liquida musica, una corona di vuoto e luce bianca sul tappeto di silenzi in Fa #;
larghissimo e maestoso; brevi e semibrevi,
il finale nel sonno.
Rubato.
Ricominciamo.
Voglio eseguirti ancora.
Meglio.
Per sempre.
Riaprendo gli occhi sulla sua immagine luminosa di pixel, imparavo la meraviglia della bellezza nei suoi occhi, sulle sue labbra; ovunque cesellata.
Principessa…segno certo di quella realtà, tanto che, trascinato, avevo recitato qualche momento la vita, non pensando all’applauso...
Che sapore aveva il disprezzo, quello ricevuto? Che odore profumava l’umiliazione, quella avuta?Che colore dipingeva il rifiuto, quello subito? Che temperatura faceva il distacco, quello patito?
Sensazioni vissute, come chiunque avesse vissuto in mezzo ai vivi. Sapevo dare un timbro a questi sentimenti; e dei toni; e delle altezze. E potevo solo questo, facendo si che la saturazione delle valvole fosse ottimale a far percuotere l’aria dal cono Celestion in armoniche e distorsioni, liquefandomi in esse, svaporandole nei tintinnii degli acuti, sublimati nell’impercettibile dell’ultra sensorio, sonorizzando inquietudini, fastidi ed ansie. Il delirio schizofrenico deresponsabilizzante, in piena stagflazione, era un’ isola fortificata da tenersi cara, uno spazio in cui coltivar le aiuole ed innaffiarvi i fiori; l’unica alternativa ad un’intossicazione benzodiazepinica. Io. Loro, li vedevo invece offesi. Avevano sorpassato la rabbia; e la delusione; e anche la rassegnazione. S’erano visti passare sulla vita ore di catechismo liberista, di lezioni, di master, di stage, di gavette perenni; senza mai nulla chiedere d’altro in cambio che il veder quell’equazione “ do ut des” palesarsi; senza soddisfazione alcuna. Ed erano lì, a pacche sulle spalle celanti dei pugni, con un porco dio tra le labbra sorridenti, al settore “departures” dell’aereoporto Sandro Pertini di Caselle. Destinazione ultima la Virginia. Architetto l’uno, saggista e scrittore l’altro. I miei amici. I nuovi emigranti con le valige firmate da Sergio Tacchini. La mia generazione. Un solo rammarico: il non aver abbandonato l’Italia prima. Ed un solo fastidio: di aver fatto far dei soldi agli italiani per cui avevano lavorato. Quest’ultima non se la sarebbero mai perdonata. Se i tradimenti coniugali rompevano le famiglie, quelli sistemici, rompevano i popoli. D’altronde, in questi stessi anni, l’aristocrazia bancaria, il connesso apparato burocratico, militare e culturale divoravano letteralmente la maggior parte del plusprodotto della società. Il Leviatano europeo, con buona pace di Hobbes, stava crescendo e fortificandosi a colpi di maggioranze, forti della dittatura dell'opinione pubblica. Che poi chi mai l’avesse vista o ci avesse mai parlato con l’opinione pubblica , restava tra i misteri della fede, amministrati dai sondaggi: << Buongiorno signor X , scusi il disturbo, sono Paola Rossi, della Opinion, la chiamo per un sondaggio dell’ unione europea, il suo nominativo è stato estratto da un campione, se volesse rispondere ad una semplice domanda…si è breve…grazie, molto gentile… la domanda è : “ Preferisce un Euro forte , oppure morire tra atroci dolori di cancro? “ .>> Così, l’85 % degli europei, preferiva un euro forte, anche se frenava le esportazioni, il 15 % non sapeva o non rispondeva. Ed il fare girotondi, feste a “ San Precario”, no tav, disobbedienze civili e legalissime leggi d’iniziativa popolare sortiva effetti folkloristici: filmati che sarebbero divenuti materiale documentaristico salottiero e musicato con titoli da “ Come eravamo..”. Nell’immediato, però, erano calci nei coglioni di punta d’anfibio, mica sorrisi accomodanti concertazioni le risposte istituzionali. Qualcuno, qua e là, rilevava qualche sintomo di autoritarismo. Moltissimi, qua e là, silenziosamente, impazzivano. In Italia, dal 1996, anno in cui era stata aperta l’allegra campagna sulla flessibilità del lavoro, con promesse di beatitudini infinite, propagandate mediaticamente da giovani ben vestiti e sorridenti, rappresentanti la giustizia del lavorar saltuariamente dedicandosi così alle cose belle ed importanti della vita, s’era invece condannata una generazione intera all’indigenza; e a diventar un problema sociale irrisolvibile quando non fosse più stata in grado di sussistersi. Una bomba sociale ad orologeria innescata, altro che “rischio terrorismo islamico”. Perché a dispetto di quanto si inducesse a credere, l’umanità continuava, come da sempre, a decrepitarsi; consumandosi come una candela in vita ed ambizioni, nel fuoco del tempo. La chirurgia plastica era un’ideologia come tante altre, sostitutiva degli oppiacei, e un po’ di quell’euforia incosciente, la garantiva; seppure non per molto. Ideologica come quella panacea risolutiva di tutti gli attriti sociali cantato da bocche inceramicate in quel garrulo e democratico motivetto “ il giusto lo decide il mercato” tra monopoli vivi e vegeti che parevano più feudi medioevali che industrie laiche. Ed avere fiducia nel mercato del 2009, era quasi come sentir dire da una suora ad un bambino leucemico, che dio gli voleva bene.
Scattava l’ora dell’imbarco e gli sguardi ritornavano limpidi nell’attimo del loro ultimo incrociarsi, nella promessa di una reciproca e solidale presenza. Eravamo soli in guerra; e lo sapevamo.
Sedendo a fianco del lato guida della mia macchina, nella privazione della possibilità di guidarla, grazie al premio sanzionatomi dal decreto prefettizio in forza di legge per il reato di non aver fatto nulla a niente e a nessuno, ma ben infondato su un pregiudizio perfettamente incogruente con i dettami costituzionali, meditavo con sguardo vuoto la vendetta letale al popolo italiano, per questo ennesimo sfregio. Venivo colpito da strisce di luce radiate dai lampioni, assorbite dal buio delle pupille, in quell’intermittenza di cartelloni pubblicitari, di cui uno, chiudeva perfettamente il periodo: quello dove Karol Wojtyla, in arte Papa Giovanni II, sorrideva benevolo la sua immagine, rassicurando tutti su quanto fosse meglio regnare all’inferno che servire in paradiso: “Cumannari è megghiu ca futtiri” , pareva dicesse; ed era sincero. Suggeriva un’incantesimo di forza e fuoco, di bianco vestito.

Era leggerla. Ed era rileggerla. Scriveva cose di madre-smeraldo con parole di lapislazzuli, ametista e diaspro dai riflessi di sangue. Un opale liquido scintillavo, tra gli incantesimi delle sue note in lettere, in una pioggia lucente di schegge che mi spezzavano le ossa, lasciando raggi d’oro dai buchi, il trapasso.
E poi solo più la voglia di respirare il suo fiato.

Era leggerla. Ed era rileggerla. Scriveva cose di madre-smeraldo con parole di lapislazzuli, ametista e diaspro dai riflessi di sangue. Un opale liquido scintillavo, tra gli incantesimi delle sue note in lettere, in una pioggia lucente di schegge che mi spezzavano le ossa, lasciando raggi d’oro dai buchi, il trapasso.
E poi solo più la voglia di respirare il suo fiato.
C’era il satiro, il demone, l’angelo, l’erudito, il mago, la strega, il nobile, il mercenario, l’attore, il poeta, il genio, lo scienziato, il folle, il saggio, il bambino, l’anziano, l’artista, il letterato, lo scrittore, lo psicologo, il filosofo, il medico: l’Uomo. 739 anni di vita almeno nei suoi occhi dallo sguardo buono; che neppure lo sapeva quello sguardo ormai, che l’abitudine gli aveva segnato per sempre nelle orbite. La sua protezione era nell’assenza di protezioni, nell’essersi rivoltato nell’aperto, come scriveva Rilke, di cui , manoscritta, portava appresso una poesia. Trascriveva le poesie di Rilke, vi dico! E le vibrava come incantesimi in chiave di baritono, poggiato giusto il suono, in maschera, ed era un tuono! Tutt’uno con il cielo! Che tacevano in maniera inusuale anche i silenzi. Poi tornava a giocare vivace chiedendomi le quinte, quelle che ricompongono le armonie degli organi, mi diceva, come se effettivamente potesse, proprio lui, ancora partecipare alla vita ( o viltà?) animale. Proprio lui. Ci riprovava a prender una boccata di veleno di superficie. Che al di là dell’abisso, è piuttosto buio; e non si è in tanti a stappar bottiglie. Si è uno: si è nessuno. E prima è terribile. Poi è confortevole. Poi. Nel mentre, una cannuccia d’argento lunare, con attorcigliato il più ambizioso dei serpenti intorno, rifletteva occhi convergenti sulla convessità all’avvicinarmi, e poi il bianco d’un piatto di luna piena sui colli Euganei d’agosto. Ed era suonar Stravinskij de “L’uccello di fuoco” nell’attacco al cielo, dalla trincea, l’innalzarsi dei discorsi! Il volto del Poeta senza volto , perchè ogni volto riposava in lui: una moltitudine vi dico! Ma sempre tutti volti d’un solo volto: quello del Poeta: e lì c’erano i boschi, i mari, i monti, l’umanità, spiegava immoto; che per il venir meno del linguaggio, schioccava le dita per comunicar concetti senza parole, che la grammatica di quei sentimenti, ancora andava inventata per tradurla in parole da potersi leggere. Ma sarebbe nata morta, se fosse nata, che non serviva a nessun altro che agli dei: il dialetto locale del noumeno di ogni fenomeno. Bastava ricordarselo; e parlarlo, diceva. E, nel mentre dell’anamnesi, sporcarsi un po’ di vitaccia, visto che c’era; e riderne, e gioirne; e goderne più o meno.
E poi via, l’indomani, verso S. Fedele Intelvi, a constatar personalmente lo svilupparsi d’un bocciolo innaffiato accuratamente da tempo, condurlo in quella che avrebbe riconosciuto un po’ prigione.
E vortici al cielo.
La luna d’agosto, su quel ramo del Lago di Como, faceva l’indifferenza, negli intervalli di quinta che mi chiedeva, tra un biliardo ed un pianoforte d’inizio novecento, guardando la valle sul Lago di Como dall'alto, facendo l'indifferenza la luna d’agosto, che, in quel mattino, neppure il ricordo.
E tutto m’aveva dato di quel che potevo nutrirmi, nulla aveva chiesto in cambio, tutto aveva condiviso.
Tra gli abbracci, si dissolveva il convivio nell’estasi.
Beatrice sorrideva: “ Hai visto? come ti avevo promesso , ti ci ho portato da lui!” guardava materna, dicendomelo. “ Ho visto.” gioivo.
Questa deliziosa chiesetta mi ebbe come primo battezzato. Fu così tanto sconsacrata da quell'avvenimento, che fui anche l'ultimo a ricevere un battesimo lì dentro.
Mi facevo degli amici impensabili.
Partecipavo ad avvenimenti mondani e sfilate di gala
Mi facevo guardare dai fiori
Aspettavo di esser raccolto dalle fragole
Facevo intrusione nella privacy della vita sentimentale di coppie particolari, spaparazzandone attimi di vita. Giravano voci, da più fonti confermate, che questa coppia fosse morbosa. Forse i soliti pettegolezzi. Pareva che lei, ( chiazzata in basso) non fosse troppo propensa a concedergli favori sessuali, e così, lui ( grigio striato in alto), in tutta risposta, le ammazzasse i micini, per indurla in un estro venereo. I ben informati sostenevano che, lei, fosse una perversa sanguinaria, capace di erotizzarsi solo alla vista dei cadaveri dei suoi figli; offrendo volentieri alla lussuria del suo compagno quell'atroce prova; e portavano come testimonianza a favore di questa ipotesi quanto, per diletto, fosse stata vista più volte trastullarsi crudelmente con topolini ed uccellini, che non uccideva mai se non prima di averli sfiniti di torture. Una cosa era certa: micini morti con ferite da taglio se ne erano trovati sin troppi; e sempre successivamente all'averla vista gravida.
Avevo chiesto, con discrezione , alla proprietaria, se conoscesse il suo micio da molto. Lei rispondeva d'averlo visto nascere. Io insistevo, nel domandarle se, a suo avviso, il gatto avesse avuto un'infanzia difficile: se avesse avuto difficoltà o ritardi nel fare i suoi bisogni nella sabbietta; se il padre fosse autoritario; se avesse assistito ad atteggiamenti intimi tra la madre ed il padre e così via. Cercavo di tracciare un'anamnesi del probabile serial killer che le voci imputavano. Venivo a sapere che il padre di lui, nessuno lo aveva mai visto; e che la madre era solita dedicarsi interamente alla caccia; trascurandolo...Il quadro cominciava a comporsi chiaramente.
Fonti ben informate sostenevano che il passero del roseto, proprio davanti alla mia casa, ne sapesse molto più di quanto egli stesso non ammettesse. Per ovvie cautele personali era schivo. Aveva visto cose da lassù, nascosto in mezzo ai petali, che era meglio dimenticare...
Sapevo con certezza quanto fosse impossibile tenersi per sè orrendi misteri; e gli unici che avrebbero potuto avere un po' di confidenza con il passerotto, che, per l'età, era un abitudinario, erano i guardiani del giardino. Immaginavo giusto, ma, ahimè, erano ben più che in confidenza: erano amici! Lo capii dal loro comportamento omertoso, che li faceva immobili come statue. Sibillinamente mi diedero alcune indicazioni...
...scendi sino al passo del cinghiale...e fai attenzione qualora incrociassi dei caprioli, a non spaventarli. Sono molto timidi ed emotivi, basta una situazione improvvisa per farli morire di crepacuore...
..arrivato in procinto della rupe che butta sulla valle, chiedi all'aquila. Lei è giusta. E' l'unica che può guardare direttamente la luce del sole senza accecarsi. Nei suoi volteggi, nulla le sfugge. Saprà certamente soddisfarti...<<Fede, dai…è tutta la vita che scappi dalle responsabilità. Pari un un passerotto che non vuol mettere mai le sue zampe a terra…e poi guarda in che guai ti infili. Ho parlato con Paolo. Sai che avrai un processo, ora? E che potrebbero darti sino a sei mesi con la condizionale? Giocandoti la condizionale in avvenire? E che potrebbero arrivare ad un anno di sospensione della tua patente, perché ti anno verbalizzato anche il superamento di un Ape in un tratto dove c’era la linea continua, pur senza aver superato i limiti di velocità? E che dipenderà dal giudice?Anche se in 16 anni di guida non hai mai preso un verbale, né perso un solo punto? Sai che dovrai farti gli esami del sangue per dei mesi? Sai che avrai un segno sulla patente, ed ogni volta che ti fermeranno , ti faranno soffiare dentro l’etilometro? E che perderai un bel po’ dei tuoi introiti, dovendo far gestire ad altri direttamente i tuoi clienti? Capisci che se tu avessi avuto dei figli, saresti impazzito dal dolore in una situazione come questa, oltre a far i salti mortali? Riesci a vederla la poesia della vita di cui come un pazzo parli da quando sei nato , sorridendo, ora?Sai che Io e tuo padre ci saremo per te, come ci siamo sempre stati, per darti una mano se ne avessi bisogno, anche se forse non ci siamo mai capiti…Ma non possiamo fare altro? >> .
Il processo è già cominciato. La tolleranza zero parte dal momento stesso della sua notifica. Come nei paesi del nord comunitario. Peccato che, in Italia, lo stato prenda solo e faccia cader dall'alto “l’elemosina octroyée” quando uno abbia dei problemi. Ma è rigoroso nelle sanzioni. L’Italia, è il posto più ingiusto d’Europa in cui vivere.
1. E' vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche.
2. Chiunque guida in stato di ebbrezza è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato:
a) con l'ammenda da euro 500 a euro 2.000, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro (g/l). All'accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
b) con l'ammenda da euro 800 a euro 3.200 e l'arresto da tre mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un
tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro(g/l). All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
c) con l'ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, l'arresto da tre mesi ad un anno, qualora sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro g/l).
All'accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni.
La patente di guida è sempre revocata, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI, quando il reato è commesso dal conducente di un autobus o di un veicolo di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5t. o di complessi di veicoli, ovvero in caso di recidiva nel biennio.
Ai fini del ritiro della patente si applicano le disposizioni dell'articolo 223.
Con la sentenza di condanna ovvero di applicazione della pena a richiesta delle parti, anche se e' stata applicata la sospensione condizionale della pena, e' sempre disposta la confisca del veicolo con il quale e' stato commesso il reato ai sensi dell'articolo 240, secondo comma, del codice penale, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Il veicolo sottoposto a sequestro può essere affidato in custodia al trasgressore, salvo che risulti che abbia commesso in precedenza altre violazioni della disposizione di cui alla presente lettera. La procedura di cui ai due periodi precedenti si applica anche nel caso di cui al comma 2-bis.
2-bis. Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le pene di cui al comma 2 sono raddoppiate e, fatto salvo quanto previsto dalla lettera c) del medesimo comma 2, e' disposto il fermo amministrativo del veicolo per novanta giorni ai sensi del Capo I, sezione II, del titolo VI, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea al reato. E' fatta salva in ogni caso l'applicazione delle sanzioni accessorie previste dagli articoli 222 e 223
2-ter. Competente a giudicare dei reati di cui al presente articolo è il tribunale in composizione monocratica.
2-quater. Le disposizioni relative alle sanzioni accessorie di cui ai commi 2 e 2-bis si applicano anche in caso di applicazione della
pena su richiesta delle parti.
2-quinquies. Salvo che non sia disposto il sequestro ai sensi del comma 2, il veicolo, qualora non possa essere guidato da altra persona idonea, puo' essere fatto trasportare fino al luogo indicato dall'interessato o fino alla piu' vicina autorimessa e lasciato in consegna al proprietario o al gestore di essa con le normali garanzie per la custodia. Le spese per il recupero ed il trasporto sono interamente a carico del trasgressore.
3. Al fine di acquisire elementi utili per motivare l'obbligo di sottoposizione agli accertamenti di cui al comma 4, gli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, secondo le direttive fornite dal Ministero dell'interno, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili.
4. Quando gli accertamenti qualitativi di cui al comma 3 hanno dato esito positivo, in ogni caso d'incidente ovvero quando si abbia altrimenti motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi in stato di alterazione psicofisica derivante dall'influenza dell'alcool, gli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, anche accompagnandolo presso il più vicino ufficio o comando, hanno la facoltà di effettuare l'accertamento con strumenti e procedure determinati dal regolamento
5. Per i conducenti coinvolti in incidenti stradali e sottoposti alle cure mediche, l'accertamento del tasso alcolemico viene effettuato, su richiesta degli organi di Polizia stradale di cui all'articolo 12, commi 1 e 2, da parte delle strutture sanitarie di base o di quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di Polizia stradale la relativa certificazione, estesa alla prognosi delle lesioni accertate, assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge. I fondi necessari per l'espletamento degli accertamenti di cui al presente comma sono reperiti nell'ambito dei fondi destinati al Piano nazionale della sicurezza stradale di cui all'articolo 32 della legge 17 maggio 1999, n. 144. Si applicano le disposizioni del comma 5-bis dell'art. 187.
6. Qualora dall'accertamento di cui ai commi 4 o 5 risulti un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,5 grammi per litro (g/l), l'interessato è considerato in stato di ebbrezza ai fini dell'applicazione delle sanzioni di cui al comma 2.
7. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, in caso di rifiuto dell'accertamento di cui ai commi 3, 4 o 5, il conducente e' punito con le pene di cui al comma 2, lettera c).
La condanna per il reato di cui al periodo che precede comporta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo da sei mesi a due anni e della confisca del veicolo con le stesse modalità e procedure previste dal comma 2, lettera c), salvo che il veicolo appartenga a persona estranea alla violazione.
Con l'ordinanza con la quale è disposta la sospensione della patente, il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica secondo le disposizioni del comma 8. Se il fatto e' commesso da soggetto gia' condannato nei due anni precedenti per il medesimo reato è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.
8. Con l'ordinanza con la quale viene disposta la sospensione della patente ai sensi dei commi 2 e 2-bis (2c), il prefetto ordina che il conducente si sottoponga a visita medica ai sensi dell'articolo 119, comma 4, che deve avvenire nel termine di sessanta giorni. Qualora il conducente non vi si sottoponga entro il termine fissato, il prefetto può disporre, in via cautelare, la sospensione della patente di guida fino all'esito della visita medica.
9.Qualora dall’accertamento di cui ai commi 4 o 5 risulti un valore corrispondente ad un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro, ferma restando l’applicazione delle sanzioni di cui ai commi 2 e 2-bis, il prefetto, in via cautelare, dispone la sospensione della patente fino all’esito della visita medica di cui al comma 8
Principessa del Bosco incantato

Che sete alle labbra, e agli incisivi di quel calore di pelle umido di sudore dal dolce aroma; e fame di brividi di piacere orripilanti l’epidermide increspata sulla lingua scivolarle tra le pieghe e la seta; e voglia di imporporarle le guance di rosso orgasmo sprofondando ai sensi nel dipingerle un attimo di paradiso dentro, dall’alto dei cieli alle pareti della cripta. Lei è la mia Chiesa. Chiusa.